Ho la fortuna d’essere amico di Marco Andreolli che nel gennaio 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo “Se mai potrai capire” edito da Marietti.
E’ un bellissimo romanzo che consiglio a tutti.
Luca Varni, il protagonista, è sfidato a rivedere con profonda lealtà la verità delle proprie radici e ad agire secondo quanto l’evidenza del suo cuore gli suggerisce.
Marco Andreolli ha avuto la pazienza e il tempo di rispondere ad alcune mie domande che volentieri condivido con chi è interessato.
Come sta andando il tuo romanzo?
“Sta andando bene, così mi dice l’editore e le persone che mi scrivono.”
Che riscontri stai ottenendo?
“Tanti e inaspettati. Gente che non conosco che mi scrive, dicendomi cos’ha provato, cosa ha capito, sottolineando aspetti – peraltro veri – di cui io per primo non mi sono accorto o che quantomeno non erano intenzionali, questo è curioso, mi colpisce perché mi forniscono letture, pieghe e sfumature vere, proprio vere di cui io per primo mi sorprendo.”
Ci puoi raccontare la genesi del tuo romanzo? Cosa ti ha mosso?
“Mah, non lo so. Cosa spinge a far uscire una cosa che in qualche maniera è dentro. Non so rispondere, non so cosa l’ha fatta uscire. So che è uscita, che è venuta fuori e ho dovuto solo correre dietro a questa cosa che usciva, che veniva fuori.”
Quanto tempo hai creato alla progettazione della storia?
“Farà ridere ma non c’è una progettazione, non c’è una struttura, un’architettura, né uno scheletro immaginato. C’è un flusso che esce, che viene fuori e che io seguo. Sembra strano ma è così.”
Non sei uno scrittore che vive solo di scrittura, hai un lavoro e una famiglia; come hai fatto a “gestire” anche la scrittura. In che momenti della giornata hai scritto?
“Scrivo quando c’è il tempo per poterlo fare. Non mi rifugio in una stanza per scrivere, vado dietro a quello che succede. Certo i momenti migliori sono il sabato, la domenica o la sera, ma capita – spesso – che m’immagino di avere a disposizione un paio d’ore per scrivere e sono ben contento di poterlo fare, mi metto sul divano con il mio quadernino e dopo qualche minuto arriva mio figlio e mi dice “dobbiamo studiare storia”, oppure mia moglie che mi chiede di fare una passeggiata insieme o di fare la spesa. Allora metto giù il quaderno e mi metto a studiare o a passeggiare o a fare la spesa. M’interessa molto di più quello che succede che quello che m’immagino io che debba succedere.”.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
“Direi in ordine Grossmann (vita e destino è un libro che merita di essere letto almeno una dozzina di volte nella vita, io sono arrivato a metà vita), Dostoewskij, Maugham, Torthon Wilder, Lewis di Perelandra, Grahm Green, anche Julien Green …”.
Qual è il libro più affascinante e importante che tu abbia mai letto?
“Non so rispondere, ogni volta che inizio un libro spero che succeda un miracolo.”.
Ci racconti come sei arrivato alla pubblicazione del tuo romanzo?
“No questo è molto personale e non aiuta, credo.”.
Stai pensando o stai già lavorando al secondo romanzo?
“Sì ci lavoro da parecchio. Non so quando sarà pronto e non so se verrà pubblicato, ma questo, oggi, non è più così importante.”.
Per chi si avvicina alla scrittura che consiglio ti senti di dare?
“Di non smettere, di non avere paura. Di continuare. Di capire che cosa si prova scrivendo, che cosa si capisce di sé. Se dà soddisfazione, se riempie le vene e gonfia il cuore, se piace, soprattutto se piace. Il resto viene da sé se deve venire. Se deve rimanere in un cassetto per tutta la vita o diventare un best seller mondiale se deve succedere succede, non temere nulla di quello che si prova, che si desidera, che si ha voglia di fare. E poi aspettare i fatti che succedono che si ostinano a succedere e a spiegare quale piega prendere, quale piega prendono le cose e andarci dietro. Grazie”
Il romanzo è disponibile nelle librerie o presso il sito di Itaca libri( http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?Mod=A&LN=IT&IDFolder=144&IDOggetto=36609 ) il sito di IBS ( http://www.ibs.it/code/9788821156113/andreolli-marco/mai-potrai-capire.html)


interessante, ma forse è bene mettere l’h nel verbo “ha pubblicato”.
Rosanna M.
Ringrazio, mi scuso e correggo.